Il programma mi ha sempre affascinato, lo guardo da tanti anni e ogni tanto mi balenava nella mente “e se partecipassi anche io?” ma poi i miei pensieri vagavano sempre altrove.

Oggi riguardando il programma mi sono detta; potrebbe essere quello che cerco, girare il mondo e fare reportage.

Poi però mi sono scontrata con tutte le difficoltà che avrei potuto riscontrare quali;

  • Mi piace fare reportage e decidere da sola cosa riprendere, portandomi “a casa” le riprese. In questo caso immagino che le ragazze possano riprendere solo ai fini del programma (?)
  • Si tratta di un lavoro a tutti gli effetti e finito il programma dovrei ritornare a riprendere la mia vita ma dopo 3 mesi sarebbe difficile ritrovare tutto come lo avevo lasciato
  • Non sono fotogenica e sono piuttosto solitaria
  • Non puoi avere un fidanzato; i cellulari vengono consegnati solo una volta al mese

Questo era quello che sapevo fino ad oggi di Donnavventura e mi ero messa il cuore in pace che non era la strada per me. Oggi incuriosita sono andata a leggere sul sito le condizioni di partecipazione e sono rimasta abbastanza basita. A colpo d’occhio più che Donnavventura mi era sembrata Schiavavventura.

Ovviamente continuo ad invidiare la vita che per quei tre mesi possono fare le ragazze del programma; se non avessi lavoro, affetti e nulla da perdere mi ci butterei a capofitto.

Ma a quante cose deve rinunciare una ragazza che partecipa a Donnavventura?

Niente stipendio, niente riposo, niente cellulare e contatti e se sbagli, paghi tu.

I 50 comandamenti che si possono leggere sul sito sono abbastanza esplicativi.

Non è previsto nessun salario. Esattamente, le ragazze non vengono retribuite per passare la giornata davanti le telecamere o a praticare qualsiasi tipo di attività e, a fine giornata, dovranno terminare lavorando al pc (probabilmente a sistemare le riprese o qualcosa del genere)

Come sempre in Italia chi viaggia viene visto come “miracolato” e per questo non meritevole di un salario.

Vi elenco i punti che mi mettono di più in allarme:

  • Eventuali danni dovuti a distrazione saranno a carico della DA responsabile.
  • Il telefono cellulare personale sarà consegnato alla DA indicativamente una volta al mese (la prima volta dopo almeno un mese dall’inizio della spedizione) per alcuni minuti e davanti alle telecamere: i contenuti della telefonata potranno essere registrati e diffusi attraverso i mezzi di comunicazione audio e video.
  • Non sono previste giornate o momenti di riposo, se non eccezionalmente concordati con il capo spedizione.
  • In viaggio, quotidianamente, non si consumano snack ne altro cibo.
  • Ogni DA riceverà quotidianamente le incombenze della giornata dal capo spedizione, nonché l’attività serale al computer.
  • E’ assolutamente vietato l’uso del telefono e di internet per tutta la durata della spedizione
  • Ogni DA sarà la reporter di riferimento di più testate giornalistiche e/o radiofoniche. In detto ruolo di reporter, ogni DA dovrà pertanto quotidianamente:a. catturare immagini fotografiche e video seguendo le indicazioni del capo spedizioneb. occuparsi della selezione fotografica del giorno

    c. occuparsi della selezione dei video realizzati durante la giornata

    d. partecipare alla stesura del diario ufficiale di viaggio

    e. raccogliere le informazioni logistiche, km, carburante, consumi, località attraversate

    f. informarsi, a fine giornata, sulle particolarità della tappa successiva consultandone guida e mappe

    g. raccogliere le notizie e le informazioni relative alla tappa da raccontare davanti alla telecamera;

Conclusione

Insomma, mi sembra una lista bella lunga di impegni e doveri. Sorridente e pimpante obbligatoriamente per 3 mesi senza pausa alcuna mi sembra una pretesa abbastanza grande.

Detto questo, ad una ragazza che esce dall’università è un’esperienza che consiglierei, ma credo ci voglia molto spirito di sopportazione e la consapevolezza di vivere 3 mesi gratis di avventura ma che l’affitto di casa non si fermerà per i nostri comodi..

Risultato? Una lavoro senza pause in cambio di una spesa di circa 2.100 euro (l’affitto medio a Milano)

In cambio di 3 mesi di cene e pranzi pagati (mettiamo circa 800 euro)

Totale spese sostenute 1.300 euro

Insomma, belle le esperienze ma viaggiare non significa non lavorare. Meriterebbero uno stipendio come tutte le donne lavoratrici in Italia, e magari anche maggior diritti. Rimane comunque una buona opportunità per tutte quelle donne inoccupate che vogliano esplorare il mondo in compagnia e avere modo di aprirsi alle porte della tv!

Consiglio: se volete vivere una vera avventura nel mondo partite zaino in spalla, lavorate nei vari paesi di destinazione e vedrete che non vi mancherà nulla 😉

Detto questo, tanta invidia per i posti meravigliosi che visitano le Donneavventura!

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2 commenti

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